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Una nuova isola di rifiuti di plastica è stata scoperta nella parte meridionale del Pacifico, al largo del Cile, dal capitano Charles Moore, oceanografo di fama mondiale che negli ultimi anni si è interessato molto alla questione ambientale. E’ stata ribattezzata Patch Garbage South Pacific per distinguerla dalla “gemella” situata tra la California e le Hawaii. Le dimensioni di quest’ultima sono impressionanti: si estende infatti per quasi 10 milioni di km², quanto gli Stati Uniti d’America per intenderci.

Invece la nuova isola di rifiuti di plastica scoperta da Moore e dal suo team Algalita Marine Research Foundation ricopre già adesso una superficie di oltre 2,6 milioni di km²: si prospetta quindi la possibilità di eguagliare il record negativo della Great Pacific Garbage Patch? Non possiamo dirlo con certezza ma le premesse, purtroppo, ci sono tutte…

Isola di rifiuti nell’America meridionale: scatta un nuovo allarme ambientale

Moore e gli uomini della sua fondazione, dopo aver raccolto diversi campioni d’acqua, hanno scoperto piccolissimi frammenti di plastica che stanno inquinando e distruggendo l’ecosistema marino. Si tratta quindi di una concentrazione di microparticelle di plastica grandi quanto un chicco di riso che, per via della loro dimensione ridotta, sono difficilissime da eliminare.

Gli scienziati non hanno ancora elaborato i dati ufficiali ma hanno voluto comunque rendere note queste indiscrezioni per dare un’idea del possibile danno ambientale determinato da questa nuova isola di rifiuti. Basti pensare che la Great Pacific Garbage Patch, il video in testa all’articolo fa riferimento a quest’immenso ammasso di “immondizia”, è stata scoperta alla fine degli anni Ottanta e in breve tempo ha raggiunto le dimensioni attuali. Si ipotizza che nell’arco di soli quindici anni anche questo nuovo accumulo di microrifiuti in plastica possa raggiungere un’estensione del genere: uno scenario inquietante.

Situazioni del genere paiono lontane anni luce da noi, come scenari distopici che non potranno mai verificarsi davvero se non in qualche film americano. Purtroppo non è così, magari si risolvesse tutto in due ore di pellicola cinematografica…

Fonti articolo, foto, video: nationalgeographic.org, greenstyle.it, youtube.com

Paolo Bellosta