La colonna d’acqua del sottocosta si riscalda e un muscoloso quanto feroce predatore si avvicina alle nostre spiagge, entra nei nostri porti, minaccia la quiete delle foci dei fiumi. L’identikit del killer spietato è inconfondibile: indossa una dentatura formidabile ed ha un corpo affusolato color argento/verde, viaggia in branchi da giovane e diventa più solitario da adulto.

Lui, l’inconfondibile Pesce Serra, minaccia i sogni dei pescatori con attacchi violenti che fanno a pezzi le esche. È arrivato il momento di scoprire i 4 segreti per catturare questo formidabile avversario.

1 – Abitudini alimentari

Il Serra è praticamente onnivoro, può attaccare qualsiasi cosa si muova o qualsiasi oggetto scateni la sua aggressività. È territoriale e spesso può anche attaccare l’esca per semplice difesa del territorio. Il segreto importante da conoscere a proposito delle sue abitudini alimentari è la sua frenesia. Il serra va in frenesia alimentare se gli proponiamo esche molto odorose e ricche di sangue. Per questo motivo vengono usate come esche per insidiarlo dalla spiaggia la sarda, il muggine o la spigola d’allevamento: sono tutte e tre delle esche con una forte carica lipidica, che lasciano una scia di grasso e sangue nell’acqua che può far scattare nel serra la frenesia.

2 – Il posizionamento dell’esca

Il serra è un predatore quindi non sarà sufficiente presentargli un’esca odorosa, ma anche che attiri la sua attenzione. Se peschiamo a spinning il problema non si pone dato che l’esca è in movimento, ma se  ci proviamo a fondo dalla spiaggia il problema si pone. Un’esca posizionata sul fondo avrà come capacità d’attrazione solo l’odore, mentre un boccone fluttuante avrà anche una forte carica visiva. Per questo motivo il trancio d’esca dovrà contenere al suo interno del materiale galleggiante: occorre preparare un filetto d’esca e avvolgerlo su un flotter o un pezzo di polistirolo, in maniera tale che l’esca si alzi dal fondo e con il movimento della corrente diventi mobile. Sarà un motivo in più per stimolare la naturale aggressività del pesce serra.

3 – La carta dell’esca viva

Come tutti i predatori anche il serra è molto lunatico. Alterna momenti di frenesia alimentare a fasi nella quali inspiegabilmente diventa apatico e sospettoso. In questi momenti l’esca viva può rivelarsi vincente. Per questo quando si va a pesca di serra occorre portare con se sempre una canna più leggera e qualche verme, per provare a insidiare qualche piccola occhiata, una mormoretta o un sugherello da potere poi innescare vivo e cercare il grande pesce serra. La tecnica migliore in questo caso è la teleferica, o verso un bracciolo dotato di moschettone da fare scorrere liberamente sulla lenza madre dotata di piombo precedentemente lanciata: questo sistema evita al l’esca lo stress del lancio che spesso ne può causare la morte o comunque ne limita la vitalità.

4 – L’attacco 

L’attacco del serra è violento quanto improvviso, ma se vogliamo portare a casa il pesce occorrerà tecnica ed esperienza. Il serra infatti spesso sferra più di un attacco: il primo è per smembrare o tramortire la preda, il secondo è quello in cui effettivamente mangia l’esca. Attenzione quindi a non essere precipitosi, una ferrata al primo attacco il più delle volte può rivelarsi non fruttuosa, meglio avere pazienza ed aspettare il secondo attacco.