Nell’articolo precedente vi ho lasciato con alcune domande da porvi (e da porre) quando decidete di utilizzare un modello di previsione meteorologica; rivediamole  con le relative considerazioni.

 

Quale modello matematico viene usato e, sopratutto, che risoluzione (spaziale e temporale) ha?

E’ fondamentale capire se abbiamo a che fare con un modello globale o locale. I primi simulano tutta l’atmosfera a vari livelli, gli altri solo porzioni limitate. Al di la della ovvia conseguenza, relativa alla copertura o  meno della zona di nostro interesse, è importante tener conto del fatto che i modelli globali, dovendo coprire una zona più ampia, per non aumentare eccessivamente il carico computazionale, utilizzano una risoluzione minore rispetto ai modelli locali. Il GFS (Global Forecast System), per esempio, utilizza una griglia di 0.5°/1° (siamo sull’ordine delle decine di chilometri di ampiezza): decisamente insufficiente a risolvere molti fenomeni locali caratteristici del Mediterraneo. Stessa considerazione vale per la risoluzione temporale: i temporali, ad esempio, hanno un ciclo di vita piuttosto breve (1 o 2 ore circa) e difficilmente vengono risolti efficacemente dai modelli con una risoluzione temporale più bassa.

 

Quante volte viene fatto girare in un giorno?

Specialmente in contesti complessi, caratterizzati da spiccata variabilità,  l’aggiornamento delle previsioni è fondamentale. Normalmente i modelli vengono fatti girare due volte al giorno (00 e 12 GMT)

 

Dove vengono prese le condizioni iniziali ?

Il problema delle condizioni iniziali è fondamentale perché costituisce il punto di partenza di ogni considerazione successiva. Se vale il detto “sei quello che mangi”, per i modelli matematici il cibo è rappresentato dalle condizioni iniziali. Chi vende dati provenienti da modelli numerici dovrebbe essere in grado di fornire indicazioni sui dati utilizzati per inizializzare il modello.

 

Ci sono dati disponibili relativamente alla verifica delle previsioni?

Corrispondono ad un indicatore di qualità e, per chi si occupa di previsioni, è un passaggio che dovrebbe essere parte integrante di tutto il processo. La verifica delle previsioni si fa confrontando l’andamento della  variabile prevista con le osservazioni: l’entità dello scostamento fornisce  una misura dell’affidabilità dei dati.

 

Prima di concludere voglio ricordare che  i modelli sono una rappresentazione, per sua natura imprecisa, dell’atmosfera e costituiscono solo un elemento del processo di previsione. Così come un esame del sangue non fa una diagnosi, una carta con delle frecce non è una previsione. Senza la supervisione di un previsore esperto le indicazioni fornite dai modelli possono trarre pericolosamente in inganno.

 

Paolo Andrea Gemelli

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