Amoretti mentre giunge alla Biennale di Venezia a bordo della sua Maserati biturbo. Fonte: facebook 'Autonauti'

Il 13 maggio Marco Amoretti ha finalmente concluso la circumnavigazione d’Italia a bordo di una Maserati biturbo del 1980, pagata 500 euro e trasformata in una stravagante imbarcazione. L’impresa era iniziata il 4 agosto 2015 quando Amoretti partì da La Spezia con l’obiettivo di concludere il periplo della Penisola a Venezia. Dopo la partenza l’autonave ha costeggiato il litorale toscano per poi risalire l’Arno fino a Pisa e il Tevere fino a Roma dove l’auto-barca è stata fermata e “messa in sicurezza” dai vigili del fuoco all’altezza del Lungotevere della Vittoria. Dopo questa disavventura Marco decise di ripartire e, nonostante i problemi, sabato scorso ha finalmente raggiunto la meta che si era prefissato: la Biennale di Venezia.

Non è la prima volta che Amoretti tenta un’impresa di questo genere. Infatti nel 1999, ispirato dal padre Giorgio, insieme ai fratelli Mauro e Fabio Amoretti e all’amico Marcolino De Candia provò ad attraversare l’Atlantico a bordo di una Volkswagen Passat dell’87 e una Ford Taunus dell’81. Anche quella volta l’impresa riuscì dopo 119 giorni passati in mare e quasi 6000 chilometri percorsi dalle Canarie all’isola di Martinica nei Caraibi. Da quel giorno si chiamarono gli Autonauti e adesso si preparano per la prossima avventura: da Venezia a Milano lungo il corso del Po.

Il giro d’Italia in macchina lo fanno in tanti -si legge sulla pagina Facebook degli Autonauti- ma chi ha mai utilizzato il mare come autostrada? ‘L’Automare’ (questo il suo bizzarro nome) vuole essere un trait d’union tra due mondi contrapposti: la società degli uomini, caotica, costrittiva, da cui spesso si ha voglia di fuggire e lo splendido, libero, anarchico mare! E in mare -sottolineano gli Autonauti- tutto è possibile, persino andare in macchina”.

La filosofia a cui si ispirano Marco e gli Autonauti è quella lasciata in eredità da Giorgio Amoretti, un fotoreporter sognatore che nel 1978 tentò la traversata oceanica a bordo di un maggiolino Volkswagen pieno di polistirolo, che fu immediatamente bloccato dalle autorità spagnole. Giorgio morì il 28 maggio 1999 proprio mentre Marco e Marcolino erano nel bel mezzo dell’Oceano ma, come riporta sempre la loro pagina Facebook, le sue parole continuano ad influenzare questi ragazzi: “Tutti mi hanno chiesto perché ho voluto fare questo raid. Se gettassimo in aria una manciata di sabbia e volessimo stabilire dove ricadrà ciascun granello, sarebbe un problema difficile e tuttavia, almeno in teoria, risolvibile. Ma se volessimo stabilire quale sarà il corso della vita per due bambini scelti a caso, non vi potremo riuscire mai, perché le leggi e le regole della fisica non basterebbero più“.