L’alluvione dello scorso 25 ottobre, nel levante ligure, non ha soltanto ucciso persone e devastato il territorio. Ha messo anche in ginocchio l’economia di un’area che già da troppo tempo era lasciata a se stessa. Soprattutto nella zona adiacente al letto del Magra. Tuttora si contano i danni: nella seconda puntata del nostro reportage riportiamo un caso emblematico. La dimostrazione che essere un’azienda “virtuosa” non porta alcun vantaggio, se si è lasciato soli dalla politica e dalle istituzioni.
Rossella Campice è la moglie di Antonino Lo Piccolo, titolare del cantiere Marina 77 di Ameglia (La Spezia): i due sono stati gli unici a non subire danni dall’esondazione del Magra: «Grazie all’esperienza di mio marito – racconta Rossella – che ha escogitato un innovativo sistema di aggancio delle barche, dopo anni di investimenti di tempo e denaro, durante l’alluvione siamo stati l’unica azienda a non perdere nessuna barca. Grazie a speciali cavalletti di ferro di fattura artigiana, collegati alle imbarcazioni in rimessaggio tramite cinghie omologate, e ad ulteriori cime intrecciate tra loro, abbiamo creato una sorta di “gabbia” che salda tra loro le barche. Si alzano e si abbassano a seconda della piena del fiume, ma rimangono tutte in posizione».
Ma questa soluzione “virtuosa”, costata tempo e fatica, non ha portato alcun frutto, anzi: «Essendo crollato il Ponte della Colombiera, punto importante di collegamento tra Liguria e Toscana, la nostra economia è in ginocchio: siamo in un territorio in cui il turismo (soprattutto quello nautico) costituisce la principale fonte di reddito. Abbiamo costituito associazioni di categoria di artigiani e commercianti, organizziamo un sacco di manifestazioni di protesta, ma sembra proprio che le istituzioni, a due mesi dalla tragedia, si siano dimenticate di noi. Anzi, con l’ideazione della tassa sui diritti di stazionamento sembrano volerci dare la mazzata finale».
«Dopo l’alluvione – prosegue Rossella – stiamo lavorando molto di meno: e pensare che nel corso del 2011 era andata malissimo, con fatturati crollati del 50%. La gente ha paura a lasciare la barca sul Magra, e migra verso strutture come Porto Lotti o Porto Mirabello. A causa delle numerose alluvioni degli ultimi anni, ci sono assicurazioni che si stanno rifiutando di comprendere nella polizza i danni alluvionali, e questo ci mette ancor di più in ginocchio. Non solo sulle barche, badate bene: io credo di essere stata l’unica ad avere un’assicurazione per danni alluvionali sulla casa. Ho incassato i soldi dall’assicurazione ma quella, subito dopo, si è rifiutata di rinnovarmi la polizza per danni alluvionali.
E le banche che fanno in tutto questo? Altro che aiuti alla piccola-media imprenditoria. Ci stanno ammazzando, non si riesce ad avere un prestito che consenta una ripresa dell’attività in nessun modo. Tutte le porte chiuse, siamo rovinati. E pensate al nostro caso: siamo stati i più previdenti, abbiamo rischiato talvolta la vita per preservare il nostro lavoro (lungo excursus sul marito in tender nel mezzo del magra in piena a controllare il cantiere), e ora ci troviamo abbandonati da tutto e da tutti. Mi dicono: metti in cassa integrazione i tuoi due dipendenti. Ma come faccio? Io ho bisogno di loro, che vengano a scavare il fango, a rimettere in sesto il cantiere. E se utilizzi volontari per spalare, arriva l’ufficio di collocamento e ti fa un mazzo così!».
Cosa è stato fatto nel post alluvione? «Nulla. Di escavazione del fiume non si è parlato, e ci sono barche bloccate in darsena perché all’imboccatura ci sono 30 cm di fondo. Di messa in sicurezza e di canali di scolo manco a parlarne. Di mettere a posto il ponte neppure. Abbandonati. Siamo stati abbandonati e questo è il territorio del Magra vive al 70% sul turismo nautico. Siamo frustrati e disperati».
Eugenio Ruocco
Marina 77 dopo l’alluvione e gli speciali cavalletti di sicurezza. Fotogallery riproducibile citando la fonte con link attivo
LEGGI QUI LA PRIMA PUNTATA – SCIACALLAGGIO AI DANNI DEL SIGNOR PAGLIARINI
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