Sono più di 400 le balene spiaggiate nella notte sulla spiaggia di Farewell Spit nell’isola meridionale della Nuova Zelanda. Gli esemplari di Globicephala Melas sono in gran parte già morti, almeno per tre  quarti. Un gran numero di animalisti si è precipitato sul posto, nel tentativo di mantenere in vita le balene sopravvissute, fino a quando l’alta marea non consentirà loro di riprendere mare. Moltissimi si stano adoperando per tenere coperti e bagnati i cetacei con secchi d’acqua e strumenti di fortuna, con l’obiettivo di riportare in mare almeno alcune balene. L’agenzia governativa per l’ambiente ha deciso di mobilitare guarda costiera, protezione civile e veterinari 24 ore su 24, per cercare di spingere al largo quelle che ancora stanno sopravvivendo, anche se non rimangono più molte speranze, nonostante gli sforzi e l’impegno messo in campo.

Le balene spiaggiate in Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda non è nuova a eventi di questo tipo, essendo uno dei paesi con il tasso più alto di spiaggiamenti al mondo. Soprattutto la regione dove si è verificato l’ultimo, sembra confondere i cetacei come testimoniano diversi episodi analoghi accaduti in passato, anche se questo risulta essere il terzo spiaggiamento più grande mai registrato. Il peggior incidente di questo tipo avvenne nel 1918, quando furono circa 1000 le balene pilota che si arenarono alla Chatham Islands, mentre nel 1985 circa 45 spiaggiarono ad Auckland.

Le teorie sul perché le balene si arenino sulle spiagge non sono concordi: alcuni pensano sia per la ricerca di prede troppo vicino alla costa, altri per difendere un membro malato all’interno del gruppo. In ogni caso Farewell Spit è stata spesso descritta come un posto molto rischioso per i cetacei in quanto costituito da una lunga linea costiera con spiagge sporgenti e leggermente in pendenza, che sembra rendere difficile a questi animali allontanarsi con i  sistemi sonar, una volta che si avvicinano.

Fonte immagini: uk.reuters.com